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L'abbazia di Montecassino/ The Abbey of Montecassino
La Cripta di Anagni/ the Crypt of Anagni
Il chiostro dell'abbazia cistercense di Casamari/ the cloister of the Cistercian Abbey of Casamari
Gaeta ed il suo mare/ Gaeta and the coast
Il giardino della Certosa di Trisulti/The garden of the Carthusian Monastery of Trisulti

Dott.ssa ANNA MARIA PRIORA

djGuide Turistiche Abilitate per le Province di Frosinone e Latina. ....................................... Licensed Tourist Guides for Montecassino and its surroundings. ....................................... Cell/mobile+39.328.1965002 www.facebook.com/anna.priora annamaria.priora@gmail.com

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"Il frate ricordando il suo ingresso nell'ordine affermò di essere stato più volte "invitato" a disprezzare e calpestare la croce. Inoltre confermava che i Templari adoravano un gatto; infatti mentre erano nella sala del Pavilion, all'apparire di un gatto dal pelo grigio tutti i frates si alzarono e si tolsero il cappuccio adorandolo"

(dall'interrogatorio di Ugo di Samaya e Giovanni da Neritone sugli usi dei Templari il 4 giugno 1310)



I gatti certosini  riconoscibili dal loro elegantissimo mantello grigio erano sconosciuti in Eurupa fino al XII secolo, fino a che quindi furono importati dall'Oriente, dalla Turchia o dalla Siria. In un mondo come quello medievale, in cui gli spostamenti erano molto rari, ed avvenivano di solito solo per le guerre, una ipotesi molto accreditata da ai Templari la responsabilità di aver portato da quelle terre lontane questi gatti ed in particolare, dopo essere passati per Cipro e Malta li avrebbero introdotti in Francia. Secondo alcuni dopo un lungo soggiorni in Terra Santa  e le dure lotte a cui parteciparono, i Templari si sarebbero  rivolti alle certose  per soggiornare  in un luogo tranquillo dove ritemprarsi, ma conoscendo l'indole certosina di ritiro dal mondo per vivere una vita eremitica in un ambiente cenobitico, questa ipotesi risulta a me semplice guida turistica ma buona conoscitrice delle abitudini certosine, del tutto inverosimile. Nel mio piccolo propendo per una ipotesi meno poetica e tranquilla ma più verosimile. Il 15 maggio 1310 si apre a Brindisi presso la chiesa di Santa Maria del Casale il processo ai Templari. Chiamati alla sbarra per spiegare il loro Modus Operandi, solo 2 frates si presentano, Ugo di Samaya e Giovanni da Neritone, mentre tutti gli altri sono già lontani. Sicuramente molti di loro hanno raggiunto delle certose, le abbazie piu distanti dal mondo civile che si conoscano, poste in luoghi praticamente inaccessibili e del tutto avulse dalla vita del luogo dove si trovano, per trovarvi rifugio e sopravvivere.  Avrebbero dunque portato con loro  questi eleganti piccoli animali, ottimi cacciatori di topi. Le Certose luoghi  di grande silenzio, ma anche sicuramente abitate da una miriade di topi attratti dalle loro derrate alimentari e dalle ricche biblioteche , necessitavano certamente di questi gatti per difendersi da questi roditori inestancabili. Inoltre il gatto Certosino è particolarmente silenzioso, adatto quindi a luoghi di preghiera e di studio.


Ironia della sorte proprio il gatto venne descritto nei vari bestiari medievali cristiani, come una delle tante personificazioni del Diavolo, e quindi simbolo chiave degli eretici. Il colore scuro o nero del gatto era inoltre a quel tempo  simbolo di cattivo augurio, o della presenza nei dintorni delle streghe. Per vedere riabilitata la figura del gatto bisognerà aspettare il XVII o XVIII secolo, dove il gatto per la sua indipendenza e avventurosità divenne sininimo di libertà.. Il gatto Certosino era stato citato per la pima volta nel Dictionaire universel du commerce d'histoire naturelle, des Arts et metiers di Savary des Bruslon nel 1773, quindi in tempi molto recenti. Questa razza cosi antica e preziosa purtroppo si è trovata quasi estinta dopo la Seconda guerra Mondiale, per essere poi di nuovo allevata. Molti uomini importanti li hanno amati come per esempio il Presidente Francese Charles de Gaulle e lo scrittore Baudelaire.... Ma prima di salutarvi la guida turistica, vi vuole riferire l'ultima frase che i due interrogati aggiunsero durante il processo:

"All'apparire del gatto non avendo il frate nulla in testa, come segno di rispetto nei confronti del gatto grigio giunto nella sala, fu costretto ad abbassare il capo!"

 


Come dico sempre ai miei gruppi, durante la visita alla Certosa di Trisulti, dalla prima fondazione voluta da San Bruno l'equilibrio architettonico delle Certose favorisce la contemplazione e l'equilibrio spirituale degli uomini e delle donne che attirati dal deserto, consacrano la propria vita di monaco e monaca all'incontro con Dio.
Nel monastero gli spazi si differenziano gli uni dagli altri , asseconda dei ruoli a cui sono preposti nella vita monastica. Visitando la  Certosa di Trisulti con una guida turistica, salta subito all'occhio la vastità di uno spazio particolare, il chiostro, il vero e proprio fulcro del monastero che rappresenta il centro spirituale. E' costituito  da un'insieme di piccole case, le celle ogni'una delle quali costruita sullo stesso modello e disposte lungo i lati del chiostro, ospitano ogniuna un padre, un monaco rivestito o in attesa del sacerdozio. L'eremo di un padre  è una casetta ad un piano con giardino, per salvaguardare la loro solitudine, ed ospita al suo interno tutto ciò di cui il Padre ha bisogno durante la sia vita
 Un secondo spazio, a Trisulti per ora non visitabile, ma di grande importanza per la vita del monastero, e del tutto separato da quello dei Padri, è lo spazio occupato dai Fratelli, anche essi monaci, votati alla preghiera  ed al silenzio, ma con un compito in più, cioè quello di provvedere ai bisogni dell'intero monastero. Seguendo un altro tipo di solitudine, la vita monastica dei fratelli si svolge in due luoghi distinti, un eremo di dimensioni modeste e i laboratori chiamati anche obbedienze, dotati di strumenti e macchinari  indispensabili alle loro attività: cucina, panetteria, apicultura, sartoria, falegnameria. 

Il terzo spazio è quello della vita di comunità al centro della quale si trova la chiesa, luogo di preghiera sia di giorno che di notte, quella in cui la fraternità si esprime con maggior frequenza ed intensità. Se il resto del centro monastico è sinonimo di sobrietà , la ricchezza artistica della chiesa consente di testimoniare il proprio amore a Dio. Padri e fratelli si riuniscono in chiesa tre volte al giorno alle 8, alle 16  per i vespri, e di notte tra le 12 e le 3 del mattino. l'Ufficio notturno è un momento privilegiato perchè le preghiere godono dell'intensità del silenzio.Qui si svolgono gli uffici divini comunitari, ma a poca distanza si trova il capitolo, uno dei pochi luoghi dove non regni il silenzio monastico, il luogo dove i monaci si recano una volta a settimana per deliberare, ricevere gli insegnamenti del priore ed ottenere informazioni utili ed è qui che vengono date le risposte alla maggior parte delle domande della comunità si pone. Il refettorio invece è il luogo dove i padri ed i fratelli consumano il pranzo della domenica e delle principali festività. 

Infine si trovano alcuni luoghi rari  dove non regna il silenzio monastico , cioè per esempio, il luogo della ricreazione settimanale che varia asseconda dei monasteri e delle stagioni. Altro momento privilegiato  della comunità è la passeggiata settimanale chiamata Spaziamento
La scelta dei siti negli edifici monastici si basa sulla necessità di formare un insieme coerente, il cui fine ultimo è di permettere alla comunità monastica di pregare, lodare e rendere grazie a Dio.
Se volete sapere tutto sui Certosini e la loro particolarissima vita pensate di organizzare una visita guidata e di chiamarmi quale vostra guida turistica della Certosa di Trisulti. Scoprirete tante cose che neanche immaginavate.

Quando Bruno ed i suoi compagni arrivarono nel deserto della Chartreuse nel 1084, cercarono un ambiente dove potessero vivere consacrandosi a Dio ed elaborarono una struttura del proprio monastero, tale da essere utile ai loro bisogni. 

Lasciandosi guidare dallo Spirito Santo e dall'esperienza accumulata già dalla sua nascita. la Chartreuse si basa su uno stile di vita essenzialmente caratterizzato dal silenzio, dalla solitudine e dal raccoglimento nell'ambito di una comunità fraterna. Questi due aspetti sembrano ai nostri occhi del tutto antitetici, ma in realtà convivono perfettamente nella vita Certosina.

La solitudine si ottiene dall'allontanamento  da qualsiasi luogo abitato, la clausura si deve all'alta muraglia che circonda totalmente il monastero, ma anche la solitudine tra i monaci stessi che vivono in celle al riparo da sguardi indiscreti, rumori  e conversazioni. 
"bastare a se stessi senza mai tendere la mano" precisano le consuetudini . Da sempre i certosini traggono le loro risorse dalla natura che li circonda, dando però sempre la preminenza alla vita spirituale. Ma dove si svolge questa vita eremitica staccata dal mondo? Nel chiostro, il cuore del monastero.
Ogni porta del chiostro è contrassegnata da una lettera posta in alto, e dalla frase che la segue, la quale ritornando verso l'eremo consente al monaco di ritrovare lo spirito di orazione.

Come si può notare nel chiostro, ogni eremo è dotato di un passavivande , una piccola apertura che assicura la comunicazione tra l'eremita e la comunità. Se il passavivande è aperto  all'interno del chiostro , rimane chiuso all'interno dell'eremo, in maniera tale che nessun monaco venga turbato dalla presenza altrui.Il passavivande permette ai Padri  di chiedere ciò di cui ha bisogno scrivendolo semplicemente su di un pezzo di carta, senza abbandonare il proprio silenzio.  Questo passaggio viene utilizzato pure dai fratelli per consegnare al monaco il cibo a lui destinato, Secondo il calendario liturgico, la frequenza dei pasti è variabile. Sempre sinonimo di temperanza il pasto serve ai membri della comunità per ridare le energie necessarie dopo lo svolgimento dell'esercizio intellettuale o fisico.

Pertanto un regime alimentare semplice , che già dall'inizio è stato impostato sull'assenza di carne consente ai propri religiosi di ritrovare il proprio equilibrio. I pasti vengono consumati in solitudine  nei cubicoli dell'eremo ad eccezione del pranzo domenicale e quelli delle festività religiose, nei quali i monaci si riuniscono mantenendo il silenzio nel monastero.

l' "Ave Maria "è uno spazio dedicato alla Vergine, ed isola la cella del monaco dagli eventuali rumori del chiostro, ed è arredato con un inginocchiatoio sul quale il Padre si inchina  per ritrovare uno spirito proprio alla meditazione, ogni volta che rientra nel suo eremo, dopo gli uffici divini. Il cubicolo è il solo spazio riscaldato durante l'inverno, un arredamento semplice, nessun oggetto personale o superfluo, ci ricorda che l'eremo è il luogo privilegiato di intimità con Dio ed è necessario soltanto l'indispensabile. Il letto è di modesta fattura, in legno e viene occupato per 8 ore al giorno. il riscaldamento è assicurato da una stufa certosina a legna, poichè il corpo può essere provato anche in assenza di malattia, anche solo dal freddo.In autunno ogni monaco provvede a tagliare la legna che gli viene consegnata al pian terreno del proprio eremo. 

Il cubicolo è pero diviso in maniera molto efficiente. Vi è uno spazio per l'igiene personale, con catino e brocca, un refettorio con mensola in legno, pasta sotto la finestra che permette di consumare i pasti in comunione con la natura, la scrivania dove il padre studia con opere presenti in loco o prestate dalla biblioteca del monastero, poichè per 8 ore al giorno il Padre deve dedicarsi al lavoro intellettuale o manuale in genere. Infine l'oratorio ogni volta che suona la campana il monaco si mette sull'inginocchiatoio o sullo stallo per pregare. Cosi nella solitudine della cella, la comunità certosina prega insieme come un sol corpo.

Questo modello di monastero certosino fu talmente perfetto per le attivita dei Certosini che fu poi utilizzato per tutti i monasteri successivi arrivando fino a noi, e permettendomi, nelle vesti di guida turistica di raccontarvi mille anni di storia Certosina....

Quando nelle vesti della guida turistica di Trisulti  accompagno i gruppi alla Certosa, mi rendo conto che spesso le persone pensano a questi religiosi semplicemente come dei monaci tutti uguali. Invece la cosa è molto più complicata. Essere Padre vuol dire diventare monaco del chiostro e quindi vivere la solitudine nel modo più estremo. Vero e proprio eremita a servizio di Dio che vive in una comunità monastica, colui che si prepara a diventare Padre, seguirà come un fratello le tappe della vita che vengono riassunte nelle seguenti: postulante, novizio, vestizione definitiva ed ordinazione sacerdotale.

Il noviziato inizia dopo che la comunità a votato a favore dell'entrata del nuovo aspirante, esso riceve l'abito ed è ammesso nella comunità. La comunità lo conduce in processione al suo eremitaggio dove il Priore lo affida al Padre dei novizi. Comincia cosi il noviziato, un tempo di prova lungo 2aa, in cui sia il novizio che la comunità si riservano il diritto in ogni momento di mettere fine al periodo di prova, se appare evidente che il novizio non è adatto a questa vita solitaria.
Per la prima professione, seguita ad un voto deliberativo della comunità, il novizio si impegna per 3 anni a pronunciare i voti monastici.Depone la cappa nera che portava fino a quel giorno e riceve la grande cocolla bianca e diviene membro dell'Ordine. 

Questo suo primo periodo dura 3 anni, e se tutto va bene, la comunità emette di nuovo un voto deliberativo che permette di rinnovare i volti per altri 2anni. In questo momento il giovane lascia il periodo di noviziato, entra nel gruppo dei grandi professioni di fede e viene piano piano introdotto ad una solitudine piu grande. Alla fine di questi ulteriori 2 anni, e dopo il quarto voto della comunità monastica a suo favore , il monaco pronuncia i suoi voti solenni e definitivi per tutta la vita.
Solo i Padri, i monaci solitari, sono destinati a servire Dio sull'altare e la loro ordinazione sacerdotale avviene generalmente due o tre anni dopo la loro professione solenne. La loro preparazione consiste in insegnamenti filosofiche teologici appropriati, simili a quelli impartiti in seminario, ma adattati alla vita solitaria con meno corsi da seguire.. Una volta ordinati sacerdote il Certosino esercita il suo ministero sacerdotale eucaristico, anche se non fa servizio parrocchiale o similare.

Al termine di una vita di solito molto lunga, il monaco si prepara più intensamente alla morte, che resta per lui un mistero come per tutti gli altri., ma che lui finisce per desiderare più ardentemente degli altri, come ultimo tassello per unirsi a Dio. Il suo corpo viene messo su una semplice tavola e sepolto a terra, la stessa terra da cui è venuto, e dove ritorna, aspettando la resurrezione della carne, promessa da Dio alla fine del mondo.
In passato anche i monaci certosini erano copisti, ma a differenza degli altri non siedevano nello Scriptorium ma nel silenzio del proprio eremo. I fratelli preparavano le pelli, ma i padri le levigavano e scrivevano. Nei Certosini la presenza dei fratelli è sinonimo di completezza monastica. Sebbene le attività siano a loro carico, i fratelli sono innanzitutto monaci contemplativi come i Padri, ma hanno semplicemente deciso di rispondere in modo diverso alla loro vocazione , associando il lavoro manuale all'esercizio spirituale. Al termine delle tappe previste per diventare certosini i fratelli pronunceranno i voti semplici.