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L'abbazia di Montecassino/ The Abbey of Montecassino
La Cripta di Anagni/ the Crypt of Anagni
Il chiostro dell'abbazia cistercense di Casamari/ the cloister of the Cistercian Abbey of Casamari
Gaeta ed il suo mare/ Gaeta and the coast
Il giardino della Certosa di Trisulti/The garden of the Carthusian Monastery of Trisulti

Dott.ssa ANNA MARIA PRIORA

djGuide Turistiche Abilitate per le Province di Frosinone e Latina. ....................................... Licensed Tourist Guides for Montecassino and its surroundings. ....................................... Cell/mobile+39.328.1965002 www.facebook.com/anna.priora annamaria.priora@gmail.com

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Dopo aver oltrepassato il Ponte Gregoriano, dopo aver superato il quartiere Castrovetere di Tivoli, sulla sinistra si apre una piccola entrata, e' quella di Villa Gregoriala. A differenza di quanto pensano di solito i turisti, che dopo la visita di villa D'Este e Villa Adriana, pensano di trovarsi di fronte un'altra grande costruzione, Villa Gregoriana non e' il nome di una struttura ma di un giardino. Ma andiamo con ordine.
Il 6 novembre 1826 la piena del fiume Aniene fa crollare vari palazzi lungo le sue rive e minaccia paurosamente la citta. Papa Gregozio XVI decide di intervenire e negli anni seguenti promuove una vasta operazione di messa in sicurezza della citta scavando due canali, che portino via l'acqua in eccesso dal centro storico, scaricandola sul fondo di una stretta forra detta "la Valle dell'Inferno". Questa cascata vera' costruita senza grandi intoppi e nel 1835 il Papa inaugurerà con grande sorpresa una castata alta 120 metri. Per salvaguardare l'area circostante, splendida sotto il punto di vista storico-naturalistico decide di istituire una zona controllata dove piantare essenze varie, principalmente provenienti dai Balcani, e dove l'acqua deve fare da padrona. Nasceva Villa Gregoriana.

Subito dopo l'ingresso, dopo una corta passeggiata ci si affaccia subito sulla castata. il getto d'acqua imponente e' molto fragoroso. In realta furono all'epoca presentati al Papa innumerevoli progetti, muraglioni, argini ecc, ma il Papa scelse un progetto avvenieristico per l'epoca di Clemente Folchi, che intendeva traforare il Monte Catillo e creare una cascata. Furono cosi costruiti i Cunicoli Gregoriani, lunghi 280 metri, ed una larchezza che si amplia fino a 10 metri all'uscita. Il fondo dei cunicoli fu costruito ricorrendo all'opus reticolatum di antica memoria.
Furono piantati decine di cipressi, pini, siepi di bosso, lauri, salici e pioppi
Subito dopo una struttura in Opus Incertum fa presagire la presenza di una struttura Romana. Si tratta dei resti della villa di Publio Manlio Volpisco, un ricco romano, contemporaneo di Traiano, che aveva qui una villa divisa sui due versanti del fiume Aniene. Abbiamo una lunga descrizione di questa villa scritta da Publio Papinio Stazio, che nel suo Sylvae, descrive la villa come una vera meraviglia, per la disposizione degli ambienti, l'utilizzo dei marmi pregiati, e il perfetto connubio con la natura circostante. La scelta di questo luogo era particolarmente cara ai romani per la presenza del Bosco Sacro a Tiburto, per la Grotta di Sibilla e per i magnifici templi dell'Acropoli.

Spendendo piu in basso si incontra il Canale della Stipa e due grotte ormai corrose dal tempo e dall'acqua, che vi scorre da sempre. La prima grotta si raggiunge percorrendo il tunnel scavato nella roccia chiamato Miollis dal nome del Generale Francese che lo fece scavare, e che realizzo una sorta di lunga fila di finestre per illuminarlo, e per permettere di vedere il panorama. L'acqua che esce dalla Grotta di Nettuno crea un laghetto e si inabissa poco dopo in un'altra grotta detta Grotta delle Sirene. Il nome di questa grotta fu ideato dal pittore Ducros, che lo immagino' come un luogo abitato da meravigliose creature , quali sono le Sirene. Proprio sopra la Grotta delle Sirene, si trova un ponte naturale, chiamato il Ponte Lupo, dove una volta passavano gli armenti.
Salendo sulla sommita' opposta della forra appaiono due splendidi templi romani, la cui dedica e' pero' incerta. Il primo, quello rettangolare e' il piu' antico, del II secolo a.C. detto Tempio della Sibilla, con quattro colonne sulla facciata e finte colonne sui lati, insistente su di un alto podio  in pietra e tufo. Purtroppo il suo aspetto e' stato modificato nel corso dei secoli perche ' nel Medioevo e' stato trasformato nella chiesa di San Giorgio. Il secondo invece detto tempio di Vesta del I secolo a.C. è uno dei piu suggestivi, tondo, attorniato da colonne, con trabeazione riccamente decorata, e sull'architrave la scritta dedicatoria a Lucio Gellio, figlio di Lucio che lo fece costruire. Anche esso fu trasformato in una chiesa, con il nome di Santa Maria Rotonda. Una peculiarita': una delle colonne dei tempio e' molto consumata, perche gli artisti del Gran Tour si calavano da li con una corda per scendere delle viscere della terra dove abitava la Sibilla Albunea.

Ma chi era la Sibilla Albunea?
La Sibilla Tiburtina e' una della Sibille citate da Varrone, e deve probabilmente il suo nome Albunea dal fatto che le acque dell'Aniene diventano bianche cadendo dall'alto.
Questa Sibilla, divinita' pagana sarebbe passata all'inizio del Cristianesimo insieme ai progeti biblico, nella nuova religione con la sua caratteristica vaticinante. Accanto a varie storie a lei ricondotte, ricordiamo quella citata da Beda il Venerabile, per cui Augusto si sarebbe rivolto alla Sibilla Tiburtina per chiederle se era opportuno per lui adottare in titolo di Divus. La Sibilla lo avrebbe tenuto a digiuno per tre giorni ed al quarto avrebbe preannunciato l'oracolo Judicii Signum, cioe' il vero Dio, a cui Agusto avrebbe fatto il primo sacrificio al nuovo Dio.  L'ara usata per questo sacrificio, avrebbe poi dato il nome alla chiesa che vi sorse intorno, l'Ara Coeli.
Per questo motivo, i Francescani portarono per secoli in processione una immagine della Sibilla che indica un cerchio con la Madonna ed il bambino, e durante il periodo natalizio, cantano in latino una antifona che citava appunto la Sibilla. Naturalmente si tratta di una leggenda, ma molto famosa.

La visita guidata di Villa gregoriana dura circa 2 ore e richiede un pochino di sforzo fisico, in quanto si percorrono viottoli e 500 gradini. La superficie di camminamento é per lo più liscia e facile, ma nella seconda parte della visita é in salita. Ci sono lungo il percorso panchine e fontanelle.
Per i soci FAI il biglietto é gratuito.

Cominciamo dal padrone di casa. Chi era  Publio Elio Adriano? Era nato nel settantasei d.C.  probabilmente ad Italica, vicino a Siviglia da una famiglia di origine Pineca, trasferitasi in Spagna.  Era cugino di Traiano, ed alla morte del padre, quest'ultimo lo accolse in casa sua e lo allevo', visto che non aveva figli suoi. Fece una rapida carriera nell'esercito, e poi divenuto tribuno della plebe, scalo' anche li tutti i gradi fino a diventare Governatire della Pannonio e poi della Siria. Si trovava proprio ad Antiochia, quando nel  centrodiciassette fu raggiunto dalla notizia della morte di Traiano. Non gli fu facile diventare imperatore, perche' benche fosse appoggiato da Plotina, moglie di Traiano , il senato e l'esercito non mostrava di apprezzarlo, e quindi dovette fare grandi elargizioni per ottenere il loro favore. Dopotutto il fatto che l'imperatote Traiano lo avesse scelto come successore, fu dichiarato da Plotina solo alcuni giorni dopo la morte del matito, creando grandi sospetti sulla vera intenxione dell'imperatore defunto. Sicuramente era un uomo dalle grandi capacita, sfavillante intelligenza e grande forza di volonta'. Su consiglio di Plotina sposo' una nipote di Traiano, Vibia Sabina, con cui pero' non ando' mai troppo daccordo. Lei lo accompagnava nei suoi viaggi ufficiali, ma Adriano allontano' spesso personaggi vari, che frequentavano troppo assiduamente la sua casa, mentre lui era assente. nel centptrentasette muore Sabina ed i sospetti ricaddero proprio su di lui, tanto orano tutti sospettori di lui, e mori' da solo a Baia. Non ebbe mai figlie ed e' per questo che adotto' Antonino Pio. Fu um impoeratore che non volle continuare la politica espansionistica del suo predecessore, ma cerco' invece di solidificare i confini soprattutto  lungo il Danubio ed il Reno e fece costruire il Vallo in Scozia. Probabilmente visto che veniva dalle province punto' a migliorare le citta', costrui' palestre, templi scuole, officine, fontane e biblioteche. Ma in questi suoi intenti si trovo' contro i patrizi romani che avevano paura di queste riforme. Viaggio' tantissimo, prevalentemente tra il centoventuno ded il 5 andando nei territori del nord, in Gallia, Germania e Britannia, fermandosi a Nimes per far costruire una basilica in onore di Plotina , poi prosegui' in Spagna, Africa, Siria, e dopo un giro in Asia Minire torno' indietro passando per Atene, poi la Sicilia e sali' a fare una escursione sull'Etna. Nel centoventotto, riparti' per la Grecia e da li, passando per Palmira fino a scendere per fondare la nuova colonia Aelia Capitolina, Gerusalemme. Nel centotrenta va in Egitto, e si concede un viaggio sul Nilo, ma qui succede qualcosa che lo colpisce profondamente: muore nel Nilo il suo diletto Antinoo, e Adriano torna definitivamente a Roma del centotrentaquattro.
Quando Adriano non era in viaggio, si dedicava alla costruzione di Villa Adriana, mentre il suo successore Antonino Pio la dimentico' piano piano, lasciandola cadere in disuso. Sappiamo che nel Medioevo  era un luogo frequentato dagli artisti, ma bisogna aspettare Ippolito II d'Este e Pirro Ligorio per avere una serie di studi e di scavi sistematici, tanto che Ligorio si ispiro' a questa villa per i suoi giochi d'acqua, ma vi recupero' anche marmi colorati, decorazioni ecc. nel Seocento e nel Settecento gli scavi per rubare tutto il possibile continuano, e la maggio parte delle decorazioni e delle statue, circa 500 finiscono ai Musei Vaticani. Solo dall'Unita' d'Italia , con il passaggio del terreno sotto il demanio, cominceranno studi e scavi scientifici.
Il Pecile e' un monumentale quadriportico  che deveva ricordare ad Adriano la Stoa PoiKile di Atene, con una enorme vasca al centro.  Il lato lungo, con l'alto muro di 9 metri era attornitato da  portici eretti su colonne, era quello destinato alle passeggiate dopo il pranzo, come si legge in una epigrafe trovata in questo luogo. La sua lunghezza, percorsa sette volte permetteva di camminare per  miglia rimane, la giusta distanza per digerire bene. poi successivamente vennero aggiunti i lati minori leggermente convessi , chiudendo la zona, e quindi escludendo il panorama che si vede ira, per separare questa zona dalla vita esterna. Sotto il Pacole e la grande vasca, vi sono sisposte su piu piano le cosidette Cento Camerelle, i luoghi dove dormivano i servitori o si riponevano le derrate alimentari per la villa. Le camerelle si raggiungevano attraverso un ballatoio di legno, ed erano collegate da una strada lastricata all'imbocco dei tunnel sotterranei di servizio. Le piccole terme Sono appunto di piccole dimensioni, ma dovevano essere di grande bellezza. Dal sistema di costruzione in Opus reticolatum abbiamo compreso che questa parte della villa era dell'epoca repubblicana, ma era comunque dotata di tutti i confort, compresa la sudatio fornita di dotti per l'aria calda, il Frigidarium ecc. Per la ricchezza dei sui interni, e per la vicinanza al palazzo imperiale si e' ipotizzato che si trattasse delle terme imperiali. Le Grandi Terme invece dovevano essere state costruite per gli altri abitanti della casa, ed era ugualmente fornito di tutti gli ambienti tipici delle terme, ma con in piu' degli ambienti dedicati al gioco della palla ed ad una palestra. Da qui si raggiunge il Canopo, una stretta valle artificiale con una grande vasca nel centro. A sinistra vi era un lungo portico a doppio colonnato, mentre a destra  doveva esserci un pergolato che si poggiava sulle cariatidi da una parte e il muro di contenimento dall'altra. Al termine della vasca, un ninfeo a esedra, dove tra giochi d'acqua e cascate si mangiava in estate.